Decani del Jazz

“Le mode cambiano, ma lo spirito del jazz, che è spirito di vita e di libertà, non è mai cambiato”
Sonny Rollins

In questi ultimi anni il Centro Scolastico Diocesano ha incontrato tre straordinarie personalità del jazz mondiale, grazie alla mediazione del Prof. Alessandro Collina, insegnante di musica e jazzista emergente sulla scena internazionale.
Emoziona in particolare l’intervista telefonica con Sonny Rollins, uno dei pochi veri geni musicali viventi.
Vi proponiamo un ricordo di questi tre incontri, una breve biografia dei nostri ospiti e un assaggio delle loro qualità musicali.

Video dell’intervista

Mr. Sonny Rollins

(biografia adattata e gentilmente concessa da antonellovitale.it)

Theodore Walter (Sonny) Rollins nasce a New York City il 7 settembre 1930. Cresce ad Harlem, non lontano dalla Savoy Ballroom, dall’Apollo Theatre e dall’abitazione del suo idolo Coleman Hawkins. Dopo la precoce scoperta di Fats Waller e Louis Amstrong, inizia a suonare il sax alto, ispirandosi a Louis Jordan. All’età di 16 anni passa al sax tenore cercando di emulare Hawkins. Rimasto ammaliato dalla rivoluzione musicale prodotta dalla nascita del bebop, inizia a seguire e studiare Charlie Parker passando presto sotto l’ala protettrice di Thelonious Monk, suo mentore e guru musicale.
Prima di compiere 20 anni suona con Babs Gonzales, J.J. Johnson, Bud Powell e Miles Davis. Riguardo ai suoi mentori, Sonny ha recentemente affermato: “Molte di queste persone non sono più fra noi e ciò mi fa sentire, in modo del tutto naturale, una sorta di loro rappresentante. Come mi viene spesso ricordato, io sono uno degli ultimi di quei ragazzi ancora qui e spesso sento il dovere di evocarli.”.
Nei primi anni cinquanta, grazie alle sue collaborazioni con Davis, Monk e il Modern Jazz Quartet, si afferma, in primo luogo fra i musicisti e poi fra il pubblico, come il più sfacciato e creativo fra i giovani sax tenori presenti sulla scena jazz. Miles Davis nella sua biografia scrive di Sonny: “Sonny godeva di una grande reputazione tra i musicisti più giovani di Harlem. La gente di Harlem e non solo lo amava. Era una leggenda, una sorta di divinità per i musicisti più giovani. Alcuni pensavano che suonasse il sax al livello di Bird. Io so che ci andava molto vicino. Era un musicista aggressivo che aveva sempre nuove idee musicali.”.
Trasferitosi a Chicago per alcuni anni per allontanarsi dalle negatività della scena jazz newyorkese, si rifà vivo verso la fine del 1955, con una presenza ancor più autorevole, come membro del quintetto di Clifford Brown e Max Roach. Il suo marchio di fabbrica è uno stile caustico, spesso ironico, fatto di invenzioni melodiche, in cui entra un po’ di tutto, dalle ballads più arcane al Calypso: questo suo modo di suonare lo fa acclamare come maestro dell’improvvisazione tematica.
Nel 1956 Sonny inizia a registrare, nella qualità di leader, una serie di pietre miliari: “Valse Hot” che ha introdotto la pratica, oggi comune, di suonare in tre quarti; “St.Thomas” che costituisce l’inizio delle sue esplorazioni dei pattern del Calypso e “Blue 7” accolto da Gunter Schuller come la dimostrazione di un approccio nuovo all’improvvisazione tematica in cui il solista sviluppa motivi tratti dal tema del brano. “Way Out West” (1957) è il suo primo LP. In esso l’uso di un trio di sax, del contrabbasso e della batteria risolve la sua difficoltà di lunga data a relazionarsi con i pianisti ed esemplifica la sua capacità di improvvisare in modo spiritoso su vecchi standard (“Wagon Wheels”, “I am an Old Cowhand”). “It Could Happen to You” (sempre del 1957) è il primo di una lunga serie di dischi in solo e “The Freedom Suite” (1958) prelude all’orientamento politico che il jazz assumerà nel 1960.
Durante gli anni che vanno dal 1956 al 1958 Rollins è considerato il più talentuoso e innovativo sassofonista della scena jazz. Anche i primi esempi di solo senza alcun accompagnamento, una sua specialità, appartengono a questo periodo; tuttavia il sassofonista, perennemente insoddisfatto, mette in discussione il plauso che la sua musica stava ricevendo e tra il 1959 e il 1961 si ritira dalle esibizioni in pubblico.
Sonny ricorda il motivo di quel congedo dalle scene: “Stavo diventando molto famoso in quel periodo e sentivo che c’erano molti aspetti del mio mestiere che ancora dovevo approfondire. Sentivo che stavo ottenendo troppo e troppo in fretta e decisi di fare le cose a modo mio. Non volevo permettere che fosse la gente a decidere quale direzione dovevo prendere perché ciò avrebbe potuto causare il mio insuccesso. Volevo innanzi tutto chiarirmi con me stesso, per conto mio. Ho preso così l’abitudine di esercitarmi in solitudine sotto il Williamsburg Bridge anche perché a quel tempo abitavo nel Lower East Side.”.
Quando torna in azione, all’inizio del 1962, il suo primo lavoro lo intitola appropriatamente “The Bridge”. Entro la metà degli anni sessanta il suo concerto dal vivo è diventato qualcosa di grandioso, una sorta di maratona costituita da assoli simili a flussi di coscienza nei quali richiama melodie dalla sua enciclopedica conoscenza delle canzoni popolari, architetture scintillanti in cui spesso visita di sfuggita un tema per sottoporlo ad abbaglianti variazioni jazzistiche. Rollins è brillante e pur tuttavia ancora inquieto: la sua disaffezione per il music business non si placa e nel 1966 inizia un ulteriore periodo sabbatico, durante il quale lavora per un po’ in Giappone e si reca in India passando molto tempo in un monastero.
Nel 1972 grazie al supporto della moglie Lucille, divenuta la sua manager, Rollins ritorna a suonare e registrare dopo aver firmato un contratto con la Milestone. La sua lunga associazione con l’etichetta discografica porta a due dozzine di album con formazioni diverse, in studio e dal vivo.
Negli anni ’80 Robert Mugge dedica a Rollins un documentario intitolato Saxophone Colossus; parte della colonna sonora è inclusa nell’album “G-Man”.
Rollins vince il suo primo Grammy nel 2000 per “This Is What I Do” e il secondo nel 2004 per “Without a Song” (il concerto dedicato all’11 settembre). Oltre a ciò sempre nel 2004 riceve un Lifetime Achievement Award dalla National Academy of Recording Arts and Sciences.
Nel giugno 2006 viene inserito nell’Academy of Achievement e tiene un concerto in solo all’International Summit Achievement tenutosi a Los Angeles. L’evento è condotto da George Lucas e Steven Spielberg e vede la partecipazione di leader mondiali e di figure di spicco delle arti e delle scienze.
Nel 2009 ottiene la Croce d’Onore Austriaca di Prima Classe per le Scienze e le Arti, una delle più alte onorificenze austriache concesse a figure di assoluto prestigio internazionale per i risultati conseguiti. Gli unici altri artisti americani ad averla ricevuta sono Frank Sinatra e la cantante lirica Jessye Norman.
In una recente intervista Rollins ha detto del jazz, del mondo dell’improvvisazione, che rispetto a tutte le altre arti è forse la più esigente “perché noi non abbiamo l’opportunità di introdurre alcuna modifica a posteriori. E’ un po’ come se stessimo dipingendo davanti al pubblico e la mattina seguente non possiamo tornare a correggere quel blu o quel rosso. Dobbiamo avere i blu e i rossi al posto giusto prima di andare fuori a suonare. Così, per me, il jazz è forse l’arte più esigente.”.
E Sonny Rollins, ricercatore e grande maestro, è il jazzista più esigente, esilarante e ispirato.

L’incontro

PaulLezione

Paul Jeffrey

Tenore-sassofonista e compositore, nato a New York nel 1936, si è laureato come Cavaliere della Musica presso l’Ithaca College nel 1955.
Il suo nome è soprattutto legato a due tra le più illustri figure del jazz e della sua storia: Thelonius Monk e Charlie Mingus.
Con Monk ha suonato a lungo militando nella sua band, mentre con Mingus ha collaborato in veste di arrangiatore (ne ha curato gli ultimi 3 dischi), oltre che di strumentista, negli ultimi anni d’attività del grande contrabbassista.
Per 20 anni è stato direttore del dipartimento Musicale della “Duke University” nel North Carolina U.S.A; è, inoltre, il fondatore e direttore artistico del “North Carolina International Jazz Festival” che è gemellato con altri Festival in Italia, Portogallo e Olanda.
Ha suonato e registrato con i grandi del Jazz americano come Thelonious Monk, Dizzy Gillespie, Charles Mingus, Charlie Parker, Charlie Rouse (di cui è stato allievo), Rollins, Lionel Hampton, Count Basie, Howard McGhee, Sam Rivers, Frank Foster, Charles Moffett, e Clark Terry.
Nonostante il suo spessore musicale, paragonabile a quello dei grandi della storia del jazz, Jeffrey ha scelto di rimanere ai margini della ribalta, soprattutto per evitare le contaminazioni derivanti dalla commercializzazione della musica.
Ha partecipato in diversi festival jazz rinomati in tutto il mondo come Chicago, Mary Lou Williams, Nizza, Newport, New York, e Umbria Jazz; è stato il primo direttore d’orchestra jazz della McDonald’s All American Jazz Band, direttore artistico dell’Aspen Jazz Festival, nonché direttore dei corsi estivi di Umbria Jazz.
In Italia si è appunto affermato agli inizi degli anni ’80 per aver introdotto i corsi di jazz nell’ambito di Umbria Jazz, contribuendo notevolmente allo sviluppo dell’insegnamento di questa musica nel nostro paese.

L’incontro

HerbLezione

Mr. Herb Geller

Herb Geller nasce a Los Angeles nel 1928. Decide di suonare il sassofono contralto dopo aver ascoltato Benny Carter all’Orpheum Theatre di Los Angeles. Dopo solo due anni ottiene il primo impegno professionale nella band di Joe Venuti. Nello stesso periodo conosce la musica di Charlie Parker che, insieme a Benny Carter, è uno dei suoi principali idoli.
Nel 1948 Herb si reca per la prima volta a New York dove lavora per diverse band: Jack Fina, Claude Thornhill, Jerry Wald, Lucky Millinder. In questo periodo conosce la pianista Lorraine Walsh che diventa sua moglie e anche un’importantissima partner musicale. Nel 1952 i coniugi Geller tornano nella costa ovest degli Stati Uniti dove lavorano in piccoli gruppi. In questo periodo Herb suona anche nelle band di Billy May, Shorty Rodgers, Maynard Ferguson, Dan Terry, Bill Holman e Chet Baker. Nel 1955 vince il Down Beat’s “New Star Award” e il tuo talento viene riconosciuto a livello mondiale attraverso le sue registrazioni con Clifford Brown.
Nel 1958 Lorraine Geller muore improvvisamente. In questo periodo Herb Geller lavora nelle band di Shelly Manne, Louis Bellson e Benny Goodman. Durante un tour in Brasile con la Benny Goodman Orchestra, Herb decide di non tornare negli Stati Uniti. Rimane per sei settimane a San Paolo dove suona Bossa Nova, quindi si imbarca per Lisbona. Approda finalmente a Parigi dove lavora con Kenny Clarke e Kenny Drew per la radiotelevisione francese.
Nel 1962 la RIAS Big Band di Berlino offre a Herb un impiego. Egli accetta l’offerta e si ritrova a suonare insieme ad altri “americani in Europa” come Benny Bailey, Joe Harris, Nat Peck e la sua seconda moglie Christine Rabsch. Herb resta per tre anni fin quando firma il contratto per la posizione di contralto solista presso la NDR Big Band di Amburgo. Qui rimane per 28 anni. Durante questo periodo, la NDR Big Band si trasforma da orchestra di musica da ballo del dopo guerra in una delle più interessanti big band di jazz moderno. L’elenco di tutti i partecipanti coinvolti nelle produzioni è infinito e va da Joe Pass e Chet Baker ai musicisti dell’avanguardia come Anthony Braxton. In poche parole, la NDR Big Band annovera praticamente tutti i nomi famosi del jazz europeo.
Oltre a lavorare nella NDR Big Band, Herb Geller partecipa ad altri gruppi di strumentisti, inclusi i suoi progetti e i suoi tour. Nel 1976 Herb Geller riceve il “Deutschen Schallplattenpreis”, riconoscimento concesso al migliore artista dell’anno. Dal 1986 è professore di sassofono presso la “Hochschule für Musik und Theater” di Amburgo.

Maestri di strumento

“Quella della musica è una delle tre vie per le quali l’anima ritorna al Cielo”
Torquato Tasso

Il Centro Scolastico Diocesano ha accolto concerti e lezioni di grandi esecutori, strumentisti e virtuosi, maestri dei rispettivi strumenti e generi musicali.
Questa pagina vuol ricordare tre di questi incontri, proponendo anche una breve biografia dei nostri ospiti e un assaggio della loro arte.
La collaborazione con Gian Maria Bonino sicuramente ci permetterà di arricchire a profusione questa sezione del sito negli anni a venire.

Gian Maria Bonino

Gian Maria Bonino si è diplomato in pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano con Lydia Arcuri e al Conservatorio di Lucerna con il M° Myeczislaw Horszowski. Si è diplomato in clavicembalo nel 1989 al Conservatorio di Genova con Alda Bellasich e nel gennaio 1999 si è diplomato in pianoforte al Conservatorio Superiore di Winterthur (CH).
Fin dalla gioventù si è dedicato all’attività artistica, suonando in qualità di solista in numerose città italiane e all’estero in particolare per la Società GoG di Genova, per i Concerti di Autunno di Bergamo, per il Teatro di Trieste, per la Società dei Concerti di Milano, inoltre per il Conservatorio di Mosca, nonché negli Stati Uniti, dove nel 1992 ha ottenuto il terzo premio nel concorso indetto dalla Bach Society a Washington D.C. sulle “Variazioni Golberg”.
Ha suonato in qualità di solista e in formazione in Festival internazionali come quello di Lubiana, il Festival dei Suoni del Mediterraneo, il Floraisons Musicales in Chateauneuf-Du-Pape, Emilia Romagna Festival e altri come il Festival di Llìvia.
Fondatore, nel 2011, della “Camerata Mistà” e dei “Musici di Vivaldi”, insieme al violinista Glauco Bertagnin ha tenuto in formazione concerti per prestigiose istituzioni; recentemente con la casa di registrazione Chant de Lions di Bruxelles ha realizzato, insieme al flautista Andrea Oliva, l’integrale delle sonate di Haendel e con la casa di registrazione Polhymnia insieme al flautista Luca Ripanti, l’integrale delle sonate di J.S. Bach.
Ha suonato con numerose orchestre come la Filarmonica di Torino, l’Orchestra della Scala e i Pomeriggi Musicali di Milano, con i flautisti Shigenori Kudo, Maxence Larrieu, Andre Oliva e con i violoncellisti Enrico Bronzi, Vittorio Ceccanti e Alessandro Lanfranchi. Ha suonato con il quartetto di archi Atheneum dei Berliner Philharmoniker, con il quale ha eseguito in prima assoluta per RaiTrade nel febbraio 2005 e al Festival of Contemporary music of Cincinnati (USA).
Gian Maria Bonino ha suonato e collabora inoltre con i Virtuosen dei Berliner Philharmoniker, con la Philharmonische Camerata Berlin, con l’oboista Albrecht Mayer al Festival di Lucerna e a Rheingau.
Ha tenuto numerosi tour in Spagna, Francia, Slovenia e Italia. Recentemente ha suonato come solista nei concerti di apertura della stagione 2007-2008 dei Berliner Philharmoniker, con l’esecuzione di un brano contemporaneo del musicista americano Joel Hoffmann.

Glauco Bertagnin

È nato a Padova dove ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio “C. Pollini” diplomandosi con il massimo dei voti e la lode sotto la guida del Maestro P. Juvarra.
Dal 1978 al 1986 si è perfezionato al Conservatorio di Ginevra con il Maestro C. Romano, ottenendo il diploma di virtuositeé con menzione speciale d’onore.
Ha partecipato a diverse rassegne e concorsi dove ha ottenuto premi e riconoscimenti (Vittorio Veneto, Pescara, Cesena, Città di Castello).
Svolge un intensa attività cameristica in formazioni di vario genere, dal duo all’orchestra d’archi.
Dal 1980 è altro primo violino solista dei “Solisti Veneti” con i quali ha preso parte a concerti per i più importanti festival e nelle più importanti sale da concerto (Salisburgo, Edimburgo, Carnegie Hall, Bunka Kaikan Tokyo).
Con “I Solisti Veneti” ha inoltre inciso numerosi dischi anche in veste di solista (Estro armonico di Vivaldi) e registrato per molte radio e televisioni in tutto il mondo.
Insegna violino presso il Conservatorio “A. Vivaldi” di Novara.
Suona un violino Guadagnini del 1803.

L’incontro

petruccianilezione

Alcuni Brani Musicali

Little Shoes

Subway

The Kids

Hope

Philippe Petrucciani

Philippe Petrucciani inizia lo studio della chitarra con il padre (Tony Petrucciani, noto chitarrista jazz).
Successivamente comincia a suonare Jazz con i suoi due fratelli Louis (contrabbasso) e Michel (pianoforte), sotto la guida del padre e l’ascolto di musicisti come Wes Montgomery, Bill Evans, Tal Farlow, Barney Kessel.
Nel corso di un primo viaggio negli Stati Uniti per la sua formazione, ha la possibilità di fare un duo a Philadelphia con suo fratello Michel, l’esperienza si ripete pochi anni più tardi presso l’Olympia, a Parigi.
Nel 1980 forma il suo primo gruppo per interpretare le sue composizioni e collabora con musicisti come Marc Mazzillo, Bernard Santacruz, Johann Sebastian Simonov, Daniel Solia, Frédéric Monino, Francois Quillet, Dominique Di Piazza, Victor Jones, Andre Franco, Bachevalier Michel, Alain Couffignal, Jean Pierre Barreda, Francesco Castellani, Nathalie Blanc.
Nel 1991 registra il suo primo cd, intitolato “The First”, con François Quillet, Dominique Di Piazza e Victor Jones.
Nel 1998 suona in Israele e in Italia con i suoi due fratelli Louis e Michel e in seguito collabora con André Villegier, Michel Zenino, Tommy Halferty, Jean Pierre Llabador, Michel Barrot, Philippe festoù, Andy McKee, Manhua Roche, Aldo Mela, Mario Stantchev, Girolamo Riguardo, Yannick House, Marc Verne, Bernard Margarit, Roger Nikittof, Martine Kamoun, Philippe Roche, José Caparos, Jef Gjlson, Benoit Paillard, Gerard Guerin, Philippe Levan, Eddy Gaulein­ Stef, Frederic Mennillo, Alessandro Collina.
Insegna chitarra e improvvisazione a IMFP (Istituto di Formazione Musicale di Salon­de­Provence) dal 1991.